Cucina Kosher: tutto quello che c’è da sapere

Cucina kosher e formaggi vegetali Tanelli

Dalla Russia al Maghreb, dalla Spagna all’Italia, la cucina kosher (ebraica) raccoglie sotto un’unica definizione ricette tipiche di Paesi molto diversi ed è per questo un mix stranamente assortito. I bagel, i falafel, cous-cous o hummus di ceci: nel corso dei secoli gli ebrei hanno mangiato e vissuto un po’ ovunque e hanno fatto proprie alcune ricette, le hanno rielaborate e poi portate con sé, fino in America o in Israele dove si sono contaminate a loro volta con la cucina locale. Le tradizioni sono diversissime e non hanno nulla in comune a livello di sapori, ma condividono tutte, le stesse regole, quelle del cibo kosher.Cosa significa? Scopriamolo insieme!

Le regole della cucina kosher

Letteralmente kosher significa “adatto”, “permesso”e contraddistingue tutti i cibi che possono essere mangiati dagli ebrei osservanti e le regole giuste per cucinarli. Non sono kosher, per esempio, il maiale, i pesci senza squame, i crostacei ma anche le ricette che mixano latte e carne.

Queste regole vengono osservate rigidamente solo dagli ebrei ortodossi, e meno o anche per nulla, da tutti gli altri, ma i prodotti certificati kosher stanno vivendo un vero e proprio boom. La certificazione di cibo o ristorante kosher viene data solo dopo fitti controlli da parte di rabbini specializzati che verificano il rispetto delle regole igieniche, la provenienza di ogni ingrediente, l’uso solo di materie prime a loro volta certificate. Un po’ come per il cibo biologico, le certificazioni sono tante, fatte da associazioni religiose con codici di condotta più o meno restrittivi, nazionali, internazionali, locali.

Le regole del kosher sono decine e riguardano la scelta degli alimenti, la macellazione degli animali, la conservazione e la netta separazione tra carne e latte – a casa, in viaggio, al supermercato, questo è un vero e proprio stile di vita.

Cibo kosher? La certificazione è anche “business”

Non tutti gli ebrei guardano le etichette: si stima infatti che solo il 14% delle vendite di cibo kosher avvenga per motivi religiosi. Perché definirli un business anche per i consumatori non religiosi? Questi prodotti sono considerati più affidabili, controllati e di qualità migliore, vengono inoltre scelti da vegetariani e vegani che non vogliono trovare tracce di ingredienti animali all’interno di formaggi, prodotti da forno, dolci e piatti pronti.  

A tal proposito, anche Tanelli ha recentemente avviato un percorso verso questa direzione attraverso il proprio “Cuore di forma” 100% vegetale. Completamente privo di conservanti, è adatto a chi segue una dieta vegetariana, rispondendo anche alla domanda dei mercati esteri e dei luoghi in cui, per ragioni etiche, non si consumano prodotti caseari contenenti caglio di origine animale.

 

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